A suo modo, al mondo intero, l’ha spiegato Robin Williams, con la sua interpretazione nel film Patch Adams. In realtà però la pellicola altro non era che il resoconto di una storia reale, quella di Hunter “Patch” Adams, medico statunitense che negli anni Settanta introdusse all’interno della medicina standard una terapia olistica particolare, quella del sorriso.
Al di là del caso particolare e se vogliamo un po’ estremista, questa teoria si basa su una convinzione importante, ovvero che l’umore e l’autostima di una persona influisca in un verso o in un altro nella guarigione da una malattia.
E’ risaputo infatti che la componente emotiva gioca un ruolo importante nei malati, anche in quelli gravi. La motivazione a debellare la malattia, il desiderio di uscire vincente da una battaglia contro un male è senza dubbio positivo.
Non a caso la storia della medicina racconta di casi reali in cui il processo di auto-guarigione funziona: è il cosiddetto effetto placebo.
Certo, non vale per le malattie serie e gravi, che necessitano di cure e terapie, ma anche in questo caso la giusta motivazione assume un ruolo importante. Essere convinti di potercela fare è il primo passo per la guarigione. L’accettazione e la gestione della malattia è una responsabilità del paziente e in quanto tale influisce sull’esito.
Ecco perché è importante non buttarsi mai giù, indipendentemente dalla malattia della quale si soffre, ma cercare dentro di sé la forza di poter andare avanti. Ognuno ha un principio di auto-guarigione insito e nel momento del bisogno è necessario poterlo tirare fuori.